L'orlo del fastidio - Parole Spalancate Krisztina Toth
Attivo dal 1995, il Festival Internazionale di Poesia di Genova “Parole Spalancate” è la più grande e longeva manifestazione italiana di poesia
Festival, poesia, Genova
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L’orlo del fastidio

L’orlo del fastidio

L’ORLO DEL FASTIDIO
Rubrica di Claudio Pozzani*


NEMICA DEL POPOLO…

krisztina toth

Krisztina Toth a Parole spalancate

Poche settimane fa Krisztina Tóth, una delle più note e affermate scrittrici e poetesse ungheresi, con libri tradotti in tutto il mondo, ha concesso un’intervista alla rivista letteraria online Tizenegyes, nella quale rispondeva a una decina di domande, come numerosi autori prima di lei.
Uno dei quesiti verteva sugli autori e romanzi insegnati a scuola e chiedeva un parere su quali togliere e quali inserire e la Tóth rispose che avrebbe tolto L’uomo d’oro di Mór Jókai (un autore attivo nella seconda metà del XIX Secolo), perché secondo lei trasmetteva l’idea di una donna sottomessa e ancellare all’uomo.

Da quel giorno è montata una vera e propria campagna di denigrazione e di violenza contro la scrittrice e la sua opera, con talk show, articoli e trasmissioni che l’hanno attaccata senza ovviamente invitarla per permetterle di difendersi e di argomentare meglio il suo pensiero.
Le sue pagine e profili social sono stati inondati da insulti sessisti e minacce di morte, la sua cassetta delle lettere riempita di escrementi di cane e, riconosciuta per strada alla fermata del bus, è stata ingiuriata e spintonata. Quel che più è peggio, ha dovuto iscrivere sua figlia a una scuola privata.
Insomma, la sua vita è diventata un inferno che dura tuttora.
L’aspetto più angosciante della vicenda è che nell’intervista la Tóth non ha attaccato o polemizzato con il governo, ma soltanto espresso un parere letterario.

La sua colpa? Aver osato attaccare “un patrimonio nazionale” per una questione di genere.
Ma non è solo questo: lei, scrittrice famosa, donna indipendente, con una figlia adottiva di origine rom è il bersaglio perfetto per il governo di Viktor Orban.
La vicenda innescata dall’intervista è probabilmente solo il detonatore per una rappresaglia più vasta che ha portato decine di artisti e intellettuali ungheresi a perdere il lavoro o addirittura a lasciare il Paese, come per esempio il noto regista Arpad Schilling, costretto ad andare all’estero insieme a sua moglie, l’attrice Lilla Sárosdi, dopo che quest’ultima era stata oggetto di una devastante campagna denigratoria seguente alla sua denuncia MeToo di una violenza sessuale subita anni prima, oppure il famoso creatore di moda Tamas Náray che ha deciso di partire a causa dell’atmosfera omofoba e aggressiva. Ma l’elenco potrebbe continuare.

I media sono praticamente tutti filogovernativi, così come molte istituzioni culturali sia per convinzione, sia molto spesso per paura e convenienza. Ecco anche perché Krisztina (e come e prima di lei altri autori e artisti) non ha avuto in patria un adeguato sostegno, che per fortuna sta però aumentando negli altri Paesi dove è tradotta e pubblicata.
In Italia è uscito recentemente per le edizioni ETS il suo romanzo Pixel, un testo strano e bellissimo dove il protagonista è il corpo umano.

Conosco Krisztina da molti anni e ho avuto il piacere e l’onore di averla ospite per due volte al Festival Internazionale di Poesia a Palazzo Ducale dove il pubblico genovese aveva apprezzato moltissimo le sue poesie dense di simbolismi e sensualità.
Quando la raggiungo con una videochiamata per questa intervista, mi appare molto turbata dalla situazione e oggettivamente spaventata anche per sua figlia, entrata nel mirino degli insulti razzisti piovuti via mail e nei media.

– Continui a ricevere attacchi?
Sulla stampa e nei social sì e le ripercussioni continuano. Come sai ho scritto anche molti libri per l’infanzia e ho alcuni testi inseriti nei programmi scolastici: ora molti istituti stanno cancellando incontri con gli studenti e alcuni non vogliono più adottare i miei testi. Ma è solo una parte della campagna denigratoria. Alla tv e nei giornali sono stata trattata da donna idiota, da una viziata che scrive anziché lavorare, perché in Ungheria ormai il pensiero che si vuole far passare è che se lavori nell’ambito dell’arte e della cultura sei un fannullone che campi sulle spalle della società.

Mi verrebbe da dire che su questo ultimo aspetto l’Italia non è molto lontana, vista anche l’indifferenza dimostrata durante il lockdown (ma anche prima) verso la cultura, ma Krisztina mi racconta anche di un altro episodio a suo dire molto emblematico dell’atmosfera sotto Orban.

A Capodanno il direttore d’orchestra Iván Fischer aveva invitato a suonare persone in rappresentanza di minoranze, disabili e altre categorie svantaggiate. Questo gesto è stato accolto molto male dai media di destra che hanno iniziato a portare attacchi violenti, fino a parlare di inno nazionale oltraggiato e di sogno liberale di riempire la nazione di rom e di idioti.

– Hai avuto dei messaggi di solidarietà?
In privato sì, ma pubblicamente non molto, solamente l’Accademia e l’Associazione scrittori hanno scritto per far cessare gli attacchi nei miei confronti. Capisco perfettamente il timore di esporsi e rischiare di perdere il posto di lavoro e la situazione è sempre peggio. Chi ha osato opporsi o essere critico verso il governo o è stato cacciato, perseguito o costretto ad andarsene oppure come la radio Klub, che è stata privata delle frequenze e ora trasmette solo via web. All’estero invece sto avendo l’appoggio di molti artisti, istituzioni culturali e giornali.

– La tua vicenda è abbastanza emblematica: si estrapolano alcune frasi da un contesto per montare un caso utile alla propaganda…
Sì, le domande dell’intervista che mi hanno fatto erano comuni a tutti gli autori e non ci sono mai stati problemi. Appena ho espresso il mio parere negativo su Mór Jókai, uno scrittore di duecento anni fa, che presenta un’immagine della donna sottomessa e ancellare all’uomo e che tra l’altro è ostico da leggere a causa della sua lingua desueta, si è scatenata subito una campagna contro di me, dicendo che avevo attaccato il patrimonio della nazione, che volevo una censura femminista sui programmi scolastici e via delirando… Ovviamente è stato solo un pretesto.

– Come pensi possa evolvere questa situazione?
Ho avuto molti inviti e incontri cancellati e hanno iniziato a denigrare tutta la mia opera (oltre 30 romanzi di successo per bambini e per adulti, una decina di raccolte di poesie, saggi e traduzioni, premi prestigiosi ndr). Ho contattato anche un avvocato, ma mi ha detto che c’è poco da fare, ormai il tono della stampa e dei media è questa e gli attacchi come nel mio caso sono una prassi. Non so veramente cosa fare..

Mi congedo da Krisztina raccomandandole di fare attenzione, ben sapendo la vacuità di queste mie parole.
Quello che le sta succedendo non è un caso isolato e non accade in un lontano piccolo stato dittatoriale ma a poca distanza da noi, nel centro dell’Europa, in una culla dell’arte e della cultura.
Spero che il Covid mi permetta di invitare al prossimo Festival questa scrittrice, poeta e donna che ha visto la sua vita minacciata solo per aver affermato cose che, nel 2021, dovrebbero essere assolutamente normali.


claudio pozzani*Claudio Pozzani è poeta e flâneur.
Fa sogni ad occhi aperti fin da quando era bambino e tenta di realizzarli.