La poesia italiana all'estero - Parole Spalancate Italian Poetry Review
Attivo dal 1995, il Festival Internazionale di Poesia di Genova “Parole Spalancate” è la più grande e longeva manifestazione italiana di poesia
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La poesia italiana all’estero

La poesia italiana all’estero

LA POESIA ITALIANA ALL’ESTERO
Rubrica di Donatella Bisutti*


italian poetry reviewITALIAN POETRY REVIEW
Plurilingual Journal of Creativity and Criticism
Volume XV, 2020
Società Editrice Fiorentina , Firenze 2021, pp. 581 s.i.p.

 

Riprendo qui, accogliendo con molto piacere l’invito di Claudio Pozzani a collaborare alla sua bella nuova rivista, la rubrica che ho tenuto per anni su Poesia di Crocetti, interrotta, insieme ad altre, col passaggio della rivista alle edizioni Feltrinelli.

Ne inauguro volentieri il seguito in questa nuova sede segnalando l’ultimo numero della rivista IPR – Italian Poetry Review – appena uscito, con un certo ritardo dovuto alla pandemia e alla sua cospicua mole: quasi 600 pagine.

Questo ponderoso numero si apre con una commossa testimonianza del professore emerito della Columbia University e direttore della rivista Paolo Valesio, intitolata Il ritrovamento e dedicata ad Alfredo De Palchi, scomparso nell’agosto del 2020. In questo lungo saggio di più di 50 pagine Valesio analizza tutta l’opera di De Palchi e la sua poetica fornendo un ricco materiale per un giudizio critico finalmente esaustivo su questa straordinaria figura di outsider espatriato in America che lamentava di venire marginalizzato nel contesto letterario italiano, e che per tutta la vita ha costituito un ponte anche editoriale fra Italia e Stati Uniti con la sua casa editrice Chelsea e nella sua scrittura ha spesso precorso i tempi.

Devo limitarmi qui per questioni di spazio a segnalare solo pochi contenuti di questo numero di IPR, e mi spiace di doverne trascurare altri. Darò la priorità ad alcuni interessanti “recuperi” che attualizzano poeti trascurati e/o dimenticati come Antonio Fogazzaro, più noto come narratore e di cui alcune poesie tratte da Valsolda, 1875, in cui si possono ritrovare echi di Wordsworth, sono qui tradotte da Samuel Fleck insieme all’alquanto polemica prefazione dell’Autore, cui fu per quest’opera negato l’apprezzamento dalla critica contemporanea, il che lo spinse a privilegiare la prosa.

Martina Piperno ha invece tradotto poesie di Giorgio Bassani, sempre ingiustamente snobbato come poeta in tempi in cui i “generi” letterari dovevano restare rigidamente divisi – e lui era famoso come narratore. Ma a me le poesie di Bassani, che venivano allora pubblicate sul Corriere con la loro insolita composizione grafica “centrata” che, rivista oggi, sembra preludere al computer, sono sempre piaciute e sarebbe veramente tempo di rivalutarle. Poesie che la traduttrice definisce nella sua presentazione provocatorie, ironiche e “unclassifiable”, inclassificabili, e che io inserirei in quella corrente marginale che va da Cecco Angiolieri a Mauro Macario, poesia come provocazione e sfrontato sberleffo. Rileggendole oggi le trovo semplicemente geniali. Un altro outsider quindi.

Un dimenticato è invece certamente Corrado Govoni, poeta crepuscolare futurista metafisico simbolista, qui si direbbe soprattutto crepuscolare, recuperato da Paula Bonhince. Fra i poeti attuali, ricorderò di sfuggita almeno i versi di Antonello Borra, Caterina Davinio e Franco Dionesalvi, nonché il libro di Umberto Fiori, Il conoscente, cui ho dedicato una recensione, e fra i numerosi saggi critici quelli sulla poesia di Magrelli, di Daniele Piccini, e di Massimo Gezzi (ai tanti nomi meno noti, ma ampiamente meritevoli spero di dare spazio in una prossima puntata), per soffermarmi sull’importante saggio che Anna Maria Tamburini ha dedicato a Margherita Guidacci nel centenario della nascita.

Anche la Guidacci oggi appare piuttosto dimenticata. Ma chi non è dimenticato, a parte Montale, fra i nostri poeti defunti?

Tanto più essendo la Guidacci donna, e si sa che anche nelle antologie le presenza femminili sono spesso poco numerose. C’è un grande gap a mio parere oggi fra la poesia che non chiamerei “femminile” ma semplicemente scritta da un’autrice e quella scritta da un autore. C’è forse la stessa differenza e anche spesso incomprensione che c’è di solito fra i due sessi nel modo di considerare la vita, e di viverla. L’occasione di dedicare qui un saggio alla Guidacci è stata data alla Tamburini dalla recente uscita del volume curato meritevolmente da Maura Del Serra, Le poesie (Le Lettere, Firenze, 2020 – seconda edizione accresciuta), che raccoglie l’intera opera dell’Autrice, cui non mi risulta sia stato o si intenda per ora dedicare un doveroso Meridiano, meritato almeno quanto quello dedicato a Maria Luisa Spaziani.

Questo bel saggio sulla Guidacci, che si articola per una quindicina di pagine, si conclude citando versi dalla sua poesia Inno alla gioia che sono un balsamo oggi per chi si trova la vita costretta fra mille restrizioni. IPR: rivista coraggiosa, anche per merito del suo condirettore Alessandro Polcri, della Fordham University.


bisutti*Donatella Bisutti, nata a Milano, vive a Genova. E’ poeta, scrittrice, giornalista, operatrice culturale. Ha scritto il bestseller La poesia salva la vita e il romanzo Voglio avere gli occhi azzurri. Fra le sue raccolte di poesia Inganno ottico, Premio Montale per l’Inedito, Rosa Alchemica, Premio Lerici Pea e Premio Camaiore, e il recente Sciamano. Ha fondato la rivista Poesia e Conoscenza. Per i bambini ha scritto tra l’altro Le parole magiche (Tascabili per i ragazzi Feltrinelli).